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Con l'aumento del successo della rete eD2k e di eMule in particolare stanno aumentando sempre di più i server "fasulli" attivati dalle "major" per spiare gli utenti della rete - con fini poco chiari ma probabilmente finalizzati ad azioni legali di "risarcimento danni" - e per immettere in rete migliaia e migliaia di file "fake", versioni fasulle di file che gli utenti vorrebbero scaricare...
... forse il miglior metodo!
Visita: http://www.eMuleSecurity.net/ _____________________________________________________________________
Invito tutti coloro che abbiano uno Space e apprezzano il lavoro Qui svolto a inserirvi un modulo "HTML personalizzato" contenente il seguente codice della userbar direttamente collegata all'eMule Mirror!!!
Codice:
<a href="http://emule-noticer.spaces.live.com/" target="_blank"><acronym title="The eMule Mirror - Clicca qui!"><img src="http://byfiles.storage.live.com/y1pI0zC-jpfNTH33Hh8bITtL74WI7l4Mv2O_rTZRhB4HoEeano7Kks-HEC92kanKNdXuRG2sNPf-sY" border=1 width=350 height=20 alt="The eMule Mirror - Clicca qui!"></acronym></a> _____________________________________________________________________ 1. In questo spazio web vengono raccolte le notizie reputate migliori e maggiormente affidabili riguardanti i temi principali proposti, qualora fossero inseriti articoli il cui contenuto fosse ritenuto poco attendibile o incerto, fino a conferma o rimozione saranno preceduti nel titolo da un "?". _____________________________________________________________________ 2. Siete tutti invitati a lasciare commenti ai vari articoli (per commento basta anche solo lasciare una traccia del proprio passaggio, in modo da poter valutare il grado d'interesse suscitato da ogni articolo...), o suggerimenti in Questo spazio seguente: L’Unione Europea dice no alla linea dura contro i pirati
Da Bruxelles arrivano buone notizie per i “pirati”. Nei giorni scorsi la Commissione Libertà del Parlamento europeo ha bocciato i due emendamenti che avrebbero consentito ai Paesi appartenenti all’UE di adottare delle misure più severe nei confronti di coloro che violano il diritto d’autore. La decisione è avvenuta in sede di un dibattimento avente per oggetto la direttiva sull’e-privacy, cioè sulla tutela della privacy nella Rete. Gli emendamenti bocciati miravano a equiparare la lotta al terrorismo e alla criminalità con la pirateria informatica, ed erano stati presentati dal liberale tedesco Alexander Alvaro e dal famoso, nonché fidato collaboratore del presidente francese Sarkozy, Patrick Gaubert. In Parlamento però i Socialisti, i verdi, e la sinistra unitaria hanno votato contro facendo bocciare le due proposte. La speranza però è l’ultima a morire per i fautori dei due emendamenti visto che il primo di Luglio la Francia assumerà la presidenza dell’UE e si cercherà di emulare il “modello Sarkozy” per contrastare la pirateria tentando di far approvare, in questi sei mesi, una normativa simile alla Legge Olivennes da poco approvata dai nostri cugini d’Oltralpe. Fonte: http://www.onep2p.it/03/07/2008/lunione-europea-dice-no-alla-linea-dura-contro-i-pirati/ La guerra fredda e subdola contro il P2P in Europa
Sembra anzi che ci siano sempre più oscuri e subdoli accordi nei vari paesi europei, fra ISP e rappresentanti delle associazioni anti-pirateria per arrivare all’applicare la regola dei tre avvisi e la disconnessione alle persone ritenute colpevoli di aver scaricato materiale coperto dal copyright,anche senza aspettare che venga approvata una legge e praticamente monitorando e spiando, nella ricerca degli eventuali colpevoli, tutti gli utenti Internet. Per i siti indubbiamente mi dispiace, ma fino ad un certo punto, anche perché si è visto che il loro numero è rimasto praticamente immutato in cinque anni. Si è visto inoltre che i tre maggiori siti sono fra i cinquanta siti più visitati di Internet e tendono forse troppo a dire che la colpa è tutta degli uploader e di chi scarica e che loro sono solo motori di ricerca. Perché diciamocelo francamente, se il materiale non fosse quello che è, sarebbero ancora fra i cinquanta siti più visitati di internet? Quindi la mia maggiore preoccupazione è sul singolo utente di internet, o meglio sui milioni di singoli utenti. Anche perché in questa guerra fredda da un lato ci sono soldi e potere e dall’altra neanche tanta unione. Una delle nuove armi di questo conflitto viene chiamata l’ispezione approfondita dei pacchetti (DPI).Ne ho già parlato in questo articolo ricordando la guida di Vedova Nera Guida: come capire se un ISP ostacola il traffico P2P e il Gemini Project: LiveCD ISO per rilevare filtri P2P Si usa già in Svezia dove le email e gli altri contenuti internet sono monitorati. Lo stesso sistema verrà introdotto in Francia dove gli utenti, prima verranno monitorati e poi dopo tre avvisi scollegati per un certo tempo, oltretutto il mese prossimo la Francia assumerà la presidenza europea e Christine Albanel,ministro francese per la cultura, ha già detto che intende convincere tutti gli stati membri ad agire in modo concreto contro la pirateria. La BPI in Inghilterra e la BREIN nei Paesi Bassi, stanno ancora più subdolamente come riporta Torrentfreak, cercando di convincere gli ISP ad applicare la regola dei tre avvisi e poi la disconnessione senza variare la legge. Ad esempio già alcuni utenti dell’ISP BT hanno ricevuto un email in cui era scritto:” la BPI controllerà se avverranno ulteriori violazioni del diritto d’autore e, se si otterrà una prova ulteriore della violazione effettuata tramite la connessione ad Internet, si intraprenderanno azioni contro di voi, che potrebbero riguardare sia un contenzioso legale così come la sospensione da parte dell’ISP BT della connessione a Internet” Brein ha già detto che cercherà di spingere gli ISP a fare lo stesso ed in Francia ancora prima dell’approvazione della legge ci sono accordi sotterranei fra ISP e associazioni anti-pirateria per monitorare tutti in ogni caso e applicare per i rei, la regola dei tre avvisi e la disconnessione. Oltretutto tutti gli ISP stanno investendo in nuovi metodi per monitorare ed analizzare i pacchetti ed alcune società come Sandvine e Procera sono riusciti ad ottenere metodi sempre più efficaci. L’altro dato estremamente preoccupante per ogni utente di internet anche quello più puro ed innocente e il sempre maggiore interesse delle società di pubblicità ad una ispezione approfondita dei pacchetti per sapere tutto ciò che fanno le persone dietro il computer. Bisogna considerare anche questo ad esempio quando si parla di P2P legale. Ma comunque si scarica o non si scarica tutti gli accordi più o meno subdoli fra ISP ed imprese portano ad un continuo spionaggio delle famiglie e di chiunque usi il computer. Ciò ad esempio è già stato tristemente applicato dalla British Telecom che ha usato un sistema basato sulla DPI a fini pubblicitari quindi a scopo di lucro senza avvertire i suoi utenti. Cosa si può fare quindi? Bè prima di tutto bisognerebbe chiedere ai i siti BitTorrent di trovare al più presto, nuovi metodi per sfuggire al monitoraggio. Ricordare ai politici che la UE lo scorso aprile, ha condannato tutti i piani per disconnettere i file-sharer da internet, perché ciò sarebbe in conflitto con le libertà civili e i diritti umani. Per il monitoraggio di tutti a fini di lucro Alex Hanff, già famoso in altre battaglie a favore del P2P ha iniziato una protesta contro il monitoraggio dei pacchetti che finirà con una dimostrazione il 16 Luglio contro la BT che avrebbe già spiato nel 2006/07 oltre 120 000 dei suoi utenti senza avvertirli .
In ogni caso è essenziale che tutti si stia molto attenti ai prossimi passi degli ISP e delle associazioni-antipirateria, e si cerchi in ogni modo di contrastarli. di Janet Fonte: http://blog.p2pforum.it/p2p-war/la-guerra-fredda-e-subdola-contro-il-p2p-in-europa/ USA: vittoria per la MPAA, 10 anni di carcere a un condivisore
Negli Stati Uniti la MPAA ha ottenuto un’importante vittoria: un giovane di 26 anni, Daniel Dove, è stato infatti condannato a ben 10 anni di reclusione. Dove amministrava il sito EliteTorrents.com, chiuso nel 2005 e all’epoca uno dei più visitati siti di Torrent. Secondo il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, Dove non solo gestiva il sito, ma anche un gruppo di utenti conosciuti come gli “Uploaders”. Essi erano dotati di connessioni veloci a Internet, che venivano utilizzate per condividere materiale protetto da copyright in modo rapido ed efficace. Il condannato gestiva anche un server al quale il suddetto gruppo si collegava per scaricare film, brani musicali e software che venivano poi messi a disposizione degli utenti del sito. Come riporta Ars Technica, molto materiale probatorio a disposizione degli investigatori non è stato raccolto da essi, bensì dalla MPAA, il cui operato è stato dunque fondamentale per ottenere la sentenza di condanna nei confronti di Dove. Questa condanna potrebbe spingere le associazioni di categoria (come RIAA e MPAA negli Stati Uniti) a continuare a percorrere la strada delle azioni legali per tentare di sconfiggere o quanto meno contenere il fenomeno della condivisione illecita di opere protette da copyright mediante le reti di P2P. Fonte: http://www.onep2p.it/02/07/2008/usa-vittoria-per-la-mpaa-10-anni-di-carcere-a-un-condivisore/ EMI: rimuovete quel materiale rimossoRoma - EMI Music Group avrà anche cambiato rotta da quando a gestirla è il magnate Guy Hands e la sua società di capitali Terra Firma, ma quello che non sembra essere cambiato di una virgola è la tendenza della major ad adire le vie legali contro chi osi distribuire in rete senza esplicita autorizzazione contenuti protetti dai propri diritti.
A incappare nelle frenesie legaliste di una delle Grandi Sorelle del mercato del disco sono questa volta il sito di social networking Hi5 e il portale specializzato in multimedia VideoEgg. Assieme alle due società sono state nominate 10 persone dall'identità attualmente sconosciuta, con ogni probabilità coinvolte a vario titolo nei suddetti Hi5 e VideoEgg. I due siti avrebbero abusato nel recente passato dei contenuti di proprietà di EMI, in particolare di video musicali. VideoEgg ha fornito funzionalità video a Hi5 fino all'aprile scorso, e ha dunque concluso i propri rapporti con quest'ultimo già da alcuni mesi. Poco male, sostiene EMI, il passato vale quanto il presente ai sensi del famigerato DMCA, la legge statunitense sul copyright nell'era digitale.
Matt Sanchez, CEO di VideoEgg, ha sottolineato come la sua società sia adeguatamente preparata a rispondere a eventuali richieste di "takedown" dei contenuti, ma non è mai stata contattata in tal senso da EMI. Tanto più che sui server è installato anche il filtro Audible Magic per l'individuazione e la rimozione preventiva dei potenziali contenuti indesiderati. EMI però sembra preferire in questo caso la via del tribunale anziché limitarsi a delle diffide, come peraltro già accaduto in tanti altri casi, dagli arrembaggi degli avvocati contro siti come AllofMP3, YouTube, Apple, MP3Tunes, XM Radio, Infospace e i Beatles. Un comportamento che configura la major più come una società di cause legali che come un'etichetta discografica, osserva malizioso TechCrunch. Alfonso Maruccia La RIAA risarcirà Tanya AndersenTanya Andersen, casalinga disabile dell'Oregon accusata nel 2005 dalla RIAA di file-sharing illegale e successivamente assolta dall'accusa, potrebbe ricevere 107.000 dollari di indennizzo per le angherie subite dall'associazione
Il caso della casalinga disabile Tanya Andersen è assorto agli onori delle cronache nel 2005, anno in cui la RIAA, ovvero l'associazione che riunisce le principali etichette musicali statunitensi, ha accusato la donna di file-sharing illegale e di conseguente violazione di copyright. Sopravvissuta alle persecuzioni della RIAA e assolta dall'accusa "con pregiudizio", Andersen ha deciso di condurre una vera e propria class action contro l'associazione, richiedendo 300.000 dollari di risarcimento danni. Nonostante la controfferta fosse stata di solamente 30.000 dollari, un magistrato dell'Oregon, dopo aver attentamente osservato il caso, ha ora richiesto un risarcimento pari a 107.834 dollari.
Le vicissitudini di Tanya Andersen sono diventate un esempio emblematico del modus operandi della RIAA, tuttora incapace di adattarsi alle nuove tecnologie e piuttosto avvezza nell'abusare della propria posizione pur di perpetrare la sua opera di controllo. In un documento di 109 pagine depositato presso la corta distrettuale dell'Oregon, viene raccolta la lunga testimonianza di Tanya Andersen, la quale racconta nei dettagli tutte le angherie che ha dovuto subire per essere stata additata come "piratessa", dal momento che aveva, secondo l'accusa, condiviso su KaZaa una folta libreria di materiale "gangsta rap". Secondo la testimonianza della Andersen la RIAA non ha mancato di utilizzare metodologie alquanto discutibili pur di arrivare a dimostrare la colpevolezza della donna, non mancando di citare in tribunale persone decedute e bambini, spiare la sua vita e perpetrare minacce, il tutto semplicemente sulla base di un indirizzo IP. L'accusa peraltro giunge alla sentenza dopo un incidente iniziale che rischiava di minare l'intero iter giuridico. Il caso sembra ora procedere verso la sua risoluzione: Tanya Andersen può finalmente scorgere all'orizzonte un indennizzo monetario per tutti gli sforzi sinora compiuti mentre sul capo della RIAA pende una accusa di estorsione, frode e pratiche commerciali ingannevoli. Fonte: http://www.webnews.it/news/leggi/8685/la-riaa-risarcira-tanya-andersen/
Roberts: il P2P è antidemocraticoRoma - È tra i grandi nomi della tecnologia, è uno dei padri della rete grazie al suo lavoro di ricercatore e scienziato, il suo nome viene accostato a quello di altri grandi come Vinton Cerf, Robert Kahn e Leonard Kleinrock: ora Larry Roberts torna alla ribalta delle cronache per la sua posizione sul peer-to-peer succhiabanda.
Secondo il leader del team che diede vita ad ARPAnet, l'antenata di Internet, il 5 per cento degli utenti Internet è responsabile del consumo dell'80 per cento della banda disponibile. Non che sia sorprendente come dichiarazione, vista la popolarità delle piattaforme di file sharing, ma è certo ancor meno sorprendente se si considera che Roberts è coinvolto nella realizzazione e vendita di sistemi di gestione della banda. Ciò che colpisce è il teorema secondo cui la rete, costruita per consentire lo scambio di informazioni tra individui, possa soffrire se questa attività viene condotta con modalità come il peer-to-peer, che lui definisce "inefficiente".In un intervento ripreso da più parti, Roberts spiega che "il P2P non è il modo più efficiente di fare le cose" e che "ci sono molte diseguaglianze nell'attuale sistema Internet". La sua visione è chiara: la diffusione di sistemi di controllo del traffico consentirà una democratizzazione dell'accesso alle risorse, servizi che non siano il peer-to-peer avranno progressivamente più banda da sfruttare e dunque acquisiranno maggiore qualità ed appeal. Conseguenza di tutto questo è che tra qualche anno gli equilibri cambieranno. Un processo già in corso, come ben sanno i lettori di Punto Informatico. ![]() Va detto che la "sua" Anagran vende sì sistemi di gestione del traffico ma sembra rifiutare del tutto il concetto di deep packet inspection, tecnologie oggi al centro della grande battaglia che coinvolge major dell'industria dell'intrattenimento, operatori della rete e utenza Internet. L'azienda sostiene di fornire "dispositivi su rete IP compatti di alta capacità, che rimediano alle congestioni di rete per garantire la fornitura senza problemi di video streaming, video-on-demand, e Voice over IP su qualsiasi network IP". Stando alle specifiche dei prodotti pubblicizzati da Larry Roberts, inoltre, i loro sistemi "osservano costantemente tutti i flussi e riconoscono il traffico P2P e quello ingombrante grazie a statistiche di flusso in tempo reale". Una volta riconosciuti i flussi, possono essere stabiliti limiti e priorità di traffico. "Questo impedisce al traffico P2P - spiega l'azienda - di consumare la banda di rete richiesta da tipologie di traffico più importanti, interattive e sensibili alla latenza". Sebbene lo consideri di serie B, Anagran mette anche in evidenza che il traffico P2P in uno scenario del genere "può comunque essere consentito con limitazioni da policy sul consumo". Virgin media e la BPI vanno all’attacco del P2PBrutte nuove dal Regno Unito, dove l’ISP Virgin Media e la BPI, l’associazione inglese dell’industria discografica, stanno per cominciare una “campagna di educazione”, nei confronti degli utenti di Internet, che condividono. Un ‘idea già ventilata dal governo Sarkozy in Francia, alla quale però la UE si era opposta a difesa della net neutrality. Ma la BPI non intende ragione ed in tutti i modi vuole costringere gli isp inglesi a trasformarsi in poliziotti, minacciandoli di portarli in tribunale se non bloccano gli utenti che violano i contenuti protetti dal copyright. Anche se alcuni ISP, come ad esempio Carphone Warehouse, come riferisce the register, hanno risposto picche alla BPI, dicendo che essi non hanno alcuna intenzione di spiare o disconnettere i loro utenti, senza un’ingiunzione del tribunale. Oltretutto in un piano già effettuato con l’ISP Tiscali, lo scorso anno, in cui sono stati disconnessi quattro utenti dei 21 avvertiti, poi non gli è andata molto bene ed hanno dovuto interrompere tutto. Ora ci riprovano con Virgin, molto più cooperativo, vogliono mandare lettere di avvertimento di “cease and desist”, ossia una letterina, in cui in modo velato, vieni riconosciuto colpevole di atti di pirateria ed invitato a desistere.Ma Virgin dice che non disconnetterà gli utenti, ma che la campagna per ora servirà solo ad educarli. Infatti secondo un loro sondaggio la maggior parte delle persone che scaricano materiale illegale, si fermerebbe una volta avvertita. Qui un esempio delle due letterine che verranno mandate ai colpevoli, una (pdf) della stessa Virgin e l’altra(pdf) della BPI. Tutto questo secondo le loro dichiarazioni lo fanno, per difendere i diritti soprattutto dei musicisti. Sinceramente leggendo la notizia e collegandola con altre lette in questi giorni, io mi sono inquietata e molto. Prima di tutto chi dà loro il diritto di spiare e di trattare l’utente da deficiente o da analfabeta, dal momento che si pensa che i più non conoscano le leggi? Poi, oltretutto nella lettera vengono forniti i siti sicuri che l’utente dovrebbe frequentare per avere musica digitale senza problemi e come ho scritto in questo articolo, sicuri non lo sono proprio, dal momento che tramite essi, si può anche arrivare a siti di materiale pornografico per adulti. E’ chiaro che la mia paura è soprattutto per i teen-ager, in quanto sono maggiormente loro che scaricano musica da internet. Altro punto che mi ha fatto imbestialire sono i loro metodi di ricerca degli eventuali colpevoli, in quanto come è stato evidenziato in questo studio riportato sul blog è molto facile che un innocente possa andarci di mezzo, se addirittura sono arrivate 200 avvisi di infrazione ad una stampante in rete. Altra cosa sempre più artisti, come si evidenzia da questo articolo di TorrentFreak, mettono i loro album liberamente su internet, come ha fatto Xihilisk che ha dichiarato di voler esporre il suo album solo su Demonoid ed anzi ha detto che, secondo lui, fra cinque anni la maggior parte degli artisti musicali farà così. Inoltre, sempre secondo la sua opinione, è assurdo come agiscono le associazioni anti-pirateria, le sue testuali parole sono” Capisco che esista la violazione del diritto d’autore, ma distruggere la vita di qualcuno solo perché ha scaricato alcuni brani da internet è vergognoso”. Quindi altra considerazione che faccio e se un utente stesse scaricando un album del genere, quindi contenuto legale, potrebbe lo stesso magari solo perché ha usato le reti P2P, ricevere una lettera di avvertimento? Oltretutto dicono che difendono gli autori di musica, ma abbiamo visto cosa pensano gli artisti in larga parte. Per finire mentre scrivevo questo articolo, mi arriva una telefonata della Telecom, mai successo prima, che voleva sapere se ero a fisso o a consumo, la mia paranoia è andata a mille. Che combinano gli ISP, anche in Italia? A voi è arrivata qualche telefonata strana? di Janet Fonte: http://blog.p2pforum.it/copyright/virgin-media-e-la-bpi-vanno-all%e2%80%99attacco-del-p2p/ Portogallo, per la prima volta un uploader condannato a novanta giorni di carcere.Sempre più in Europa cresce la morsa su chi vuole condividere ed anche in Paesi dove finora le violazioni di copyright erano in un certo modo tollerate, ora la legge interviene pesantemente. Tutto dimostrerebbe come il potere economico e politico stiano sempre più cospirando per far diventare internet uno strumento sotto il loro controllo, come un televisore. Ma qual è la notizia del giorno, in questa caccia alle streghe europea contro i filesharer? Viene dal Portogallo, un paese che diciamo finora aveva chiuso un occhio nei confronti di questo reato, dove in seguito alla denuncia di un’associazione del genere della RIAA, un uploader è stato condannato a novanta giorni di carcere per caricamento di materiale coperto dal copyright, e sarebbe stata applicata una pena così severa per dare l’esempio. La notizia secondo Torrentfreak è stata confermata da João Teixeira, un rappresentante dell’EMI portoghese, il quale avrebbe dichiarato gongolante, che le persone sapevano di stare facendo qualcosa di illegale, ma continuavano a farlo in quanto restavano impuniti,…..fino a questa settimana. Inoltre altre cento persone sarebbero state denunciate in attesa di condanna. Poi come tutti i rappresentanti delle major comincia il solito pianto, che i guadagni dell’industria musicale si sono dimezzati in quattro anni, che una volta in Portogallo c’erano 2000 video-club ridotti a 700 per colpa dei cattivi file-sharer. La cosa secondo me è di una gravità inaudita, in quanto avrei capito la punizione di novanta giorni per guida senza patente o assegni falsi, ma qui abbiamo una disproporzione della pena assurda. Praticamente ci si ritrova la fedina penale sporca per aver caricato un brano, ma si è fatto qualcosa di grave a danno della comunità ? Si è veramente danneggiato gli artisti? No, perché molti artisti hanno detto di essere a favore della condivisione e chi ha messo il proprio materiale sulle reti BitTorrent, non ci ha rimesso, ma ha solo guadagnato. Qui stiamo solo proteggendo gli interessi di pochissime persone che vogliono stra-guadagnare a spese poi del lavoro di altri, che si prendono solo le briciole. Oltretutto non è che non si vorrebbe pagare il materiale coperto dal copyright, ma un giusto prezzo. Come dice EmuleFaster Perchè dovrei comprare un film a 20 euro e non ha 1 euro? Perchè dovrei pagare 15 euro un cd musicale e non 50 centesimi? Quando leggo che si accusa il P2P e i provider della crisi dell’industria, mi viene da dire che invece è l’industria stessa che si sfoga sugli utenti ma la colpa è sua, dato che minaccia e limita gli utenti per danni presunti e distorce la legge del diritto d’autore con ogni pretesto per violare la loro vita, che spia le connessioni, applica intrusioni nei pc e perchè per un tempo ha immesso sul mercato cd con tecnologie di controllo alll’insaputa degli stessi utenti, minando la loro sicurezza.
Ma in effetti i consumatori avrebbero la possibilità poi di far sentire la loro voce, basterebbe mettersi tutti d’accordo e non comprare più niente. Perché è anche vero come aggiunge EmuleFaster “SENZA DI NOI, VOI NON SIETE NESSUNO SENZA DI NOI, I VOSTRI PRODOTTI SONO LEGNA DA ARDERE” Ugualmente per quanto riguarda gli ISP che sempre più vogliono bloccare e monitorare il traffico della rete, con il motivo pretestuoso che il traffico P2P crea problemi di gestione nel normale traffico Internet giustamente il nostro caro supermod silverado dice “ ah, quindi ora la colpa è del p2p? ma con tutti i soldi che si sono intascati con gli abbonamenti adsl non potevano far qualcosa per migliorare la rete? “ Qui infatti parliamo di associazioni sia le major, che gli ISP che per anni si sono arricchiti a spese degli utenti, senza prevedere nessuna spesa di ammodernamento e senza voler investire nella diffusione digitale dei contenuti, ma intascandosi e basta tutti i proventi. Non bisogna quindi secondo me, nascondersi o usare cifrature SSL come stanno facendo i maggiori siti Pirate Bay ed Isohunt, ma tutti i cittadini europei dovrebbero unirsi in una battaglia comune per chiedere un cambiamento delle leggi, al più presto. di Janet
Leggi e regole su Internet valide a livello internazionale: si parla di una costituzione per il webOltre un miliardo di cittadini del mondo ha accesso a Internet. Ogni giorno milioni di persone usano la Rete per lavorare, studiare, divagarsi, conoscere nuove persone, informarsi. E naturalmente l’accesso al web è destinato a estendersi a sempre più persone. Il funzionamento della Rete non poggia su leggi e sanzioni e non è assicurato da schiere di polizie tecnologiche. Piuttosto, come spiega Juan Carlos De Martin, docente di Informatica e Internet al Politecnico di Torino, in un intervento sul Sole 24 Ore, Internet si basa sulla libera decisione di migliaia di operatori di rispettare le specifiche tecniche di documenti noti come «richiesta di commenti», i «Request For Comments». Tra le norme ricordiamo la neutralità della Rete, ovvero la situazione in cui, a prescindere dal provider con cui ci si connette, l’accesso ai contenuti deve essere lo stesso, tutti sono collegati a tutti. Negli ultimi anni, però, non sono poche le violazioni registrate di tali norme, soprattutto da quando è diventato tecnicamente semplice aggirarle. Qual è il modo migliore, si chiede De Martin, per preservare la ricchezza e il potenziale di Internet anche per le generazioni future? L’esperto propone di realizzare un «Internet Bill of Rights», una Costituzione di Internet, dove siano individuati e sanciti i principi fondanti della rete, la cui violazione pregiudicherebbe l’esistenza di Internet così come noi la conosciamo e usiamo ora. Sulla stessa lunghezza d’onda si pone il giurista Stefano Rodotà, che, sempre sulle pagine del Sole 24 Ore, sottolinea come l’idea del diritto troppo spesso venga associata a un’immagine di imposizione. Non è così, scrive Rodotà. Anzi, quando il diritto si pone al servizio di una libertà, questa è tutelata e protetta dalla prepotenza di interessi specifici. Certo, la natura di Internet non consente un procedimento calato dall’alto. La Costituzione di Internet deve essere il risultato di un processo di larga partecipazione di una molteplicità di soggetti, molti dei quali sono già presenti e operanti in Rete.
Film su P2P e BitTorrent: pirata spiega la diffusione e perché si vogliono colpire i singoli utentiAlla redazione di Punto Informatico è giunta una lettera anonima di un pirata informatico. La redazione, pur non potendo verificarne l’autenticità, ha deciso di pubblicarla perché può aiutare a far luce su alcuni aspetti della pirateria informatica. Webmasterpoint ritiene opportuno parlarne per dovere di cronaca, ma precisa che la lettera in questione contiene numerose violazioni delle normative sul diritto d’autore e, come del resto ha scritto Punto Informatico, non vuole incitare alcuno a compiere atti illegali. L’autore della lettera fa parte di una crew che distribuisce film sul circuito Torrent e Mirc e spiega il lavoro che c’è dietro al semplice download effettuato dall’utente finale di un programma di file sharing. Un membro della crew entra in possesso di un film e, tramite software appositi, il film viene rippato, ovvero viene estrapolata sia la traccia audio che video, poi unite in un unico file di 700 mega, solitamente AVI. Il gruppo ha un canale privato in un server sicuro dove vengono radunati gli amministratori dei canali di distribuzione del film, che non c’entrano nulla con la crew. Non è il gruppo a diffondere il film via Mirc o via programmi di P2P, ma gli stessi amministratori che prelevano il film appena rippato dai nostri server e lo salvano sui loro server, da dove successivamente lo distribuiranno. In questa maniera la crew non è responsabile della diffusione, ma lascia questo compito agli amministratori di canali warez. Prima che i file siano uploadati sui server ai film viene tolta l’estensione .AVI, in modo che i programmi automatici della società di hosting che controlla se il server FTP sia usato o meno per scopi illegali non riconoscano il film. «Quando però si passa al release via torrent, la faccenda si complica. Prima di tutto si osserva l'indice di gradimento del film in questione: quante volte è stato scaricato dagli utenti via IRC e quanti feedback positivi abbiamo ricevuto. Se soddisfa questi requisiti allora in genere c'è un membro della crew che si occupa unicamente di creare il torrent e di uplodarlo sui vari siti famosi. La regola principale è che nella descrizione del torrent va messo: titolo, regista, data di uscita, cast, trama». «Il membro della nostra crew ha anche come regola che può tenere il film in seeding (cioè in condivisione) solo per 24h. Dopodiché è obbligato a cancellarlo per motivi di sicurezza». «Perché la polizia non fa nulla?», domanda il pirato informatico. «Beh è molto semplice in realtà: perche andare a cercare i "pirati" su IRC, sequestrare dei server in parti del mondo lontane quando si può benissimo beccare 10/20 utenti emule con costi minimi e applicargli una multa colossale? È una questione di costi. Alla polizia o chi per lei costa molto meno beccare la gente su emule, dc++ & co che venire a cercare noi».
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